Sui miei lavori Dario Migliorati, psicologo e artista, ha scritto questo testo:
A ben vedere la sequenza delle immagini della mostra “Corpo al corpo”, viene voglia di spiegare le pieghe che ogni foto di Massimo Prizzon contiene, perché è irresistibile, come lo è di ogni buon gioco, arrivare al finale del percorso: svelare il contenuto.
Quando si riceve un plico (contenitore) piegato su di sé una, due, più volte, sappiamo che cela qualcosa, dentro.
Ma cosa c’è in ogni fotoplico? Ripiegare, dispiegare, spiegare...
E’ qualcosa che è intrecciato, implicato, connesso. E plicare due, tre, tante volte fa pensare a duplicare, triplicare, quadruplicare, quintuplicare, ergo moltiplicare.
Cos’è?
Per accedervi, occorre aprire le piegature anche più volte in due, tre... la piega nasconde qualcosa e se spiegata, svela.
Plico deriva da “plicare”: ne deriva applicare, esplicare, implicare, replicare.
Per conoscere il con-tenuto dei plichi occorre dunque portare alla luce ciò che vi è nascosto, perché l'essere e la sua verità appaiono solo se si mostrano. Ecco cos’è una mostra. Il luogo dello svelamento.
Si tolgano dunque i veli alla mostra di Prizzon, e non si voglia semplificare, togliendo d'un colpo tutte le pieghe, ma si vada all’essenza “invisibile agli occhi”. Nella sua spontanea veste neobarocca il fotografo ci co-involge, perché le pieghe hanno nella loro profondità un contenuto antico. Ci svelano di miti privati di cosa sta loro dentro come un sogno contiene potenziali fondamentali per la persona. Possiamo invalidare quel contenuto così come quando si dice “io valgo e tu no” possiamo altresì dargli valore quando affermiamo “io valgo e anche tu vali”. Valore, stima, prezzo… argomento che richiama l’economia, ma contemporaneamente la psicologia. Di questa strana parentela è ricca la posta in gioco di Prizzon, con queste luminose forme re-plicanti ricche di senso.
Ma di che senso si tratta?
Come l’acqua, insapore e inodore la guardiamo e la possiamo toccare, ha un suono se l’agitiamo e agitandola, per un gioco d’energia, sprigiona la sua luce e assaggiandola possiamo dire “che acqua buona”, i plichi, se interpretati, sono veramente molto sensuali!
L’acqua, elemento di FEcondità insieme alla luce e al calore fa vivere l’organico, lo nutre, porta sempre gli essere viventi a muoversi, anche se il piacere che dona può farci desiderare di abbandonarci fluttuando come pesci, ma nel contempo farci comprendere il grande fascino che ha portato alcuni ad uscirne fuori mettendo ali o zampe o gambe al posto delle pinne.
Ecco il contenuto strabiliante: la molteplicità in poco spazio, pensiero di grande levatura filosofica, in una radice di nome FE, che è alla base della festa, della felicità, della fecondità, è l’espressione e simbolo della Femminilità.
Quelle pieghe sono la ragione stessa della nostra esistenza. Proprio come il cuore ha le sue ragioni “che la ragione non conosce”, le pieghe son matrici di senso. Come dire: contengono a buon ragione ottimi distillati di futuro, l’anima in corpo.