La mostra comprende i ritratti dei nove vincitori del Premio Maestro, un progetto ideato e realizzato da me a favore dei maestri dell'eccellenza italiana.
Dei miei ritratti ha scritto Luigi Zoja, autore di "Giustizia e bellezza" (Bollati e Boringhieri, 2007):
"L’occhio osservante – il fotografo – cerca di cogliere l’occhio osservato, che in ognuno di questi ritratti guarda lo scopo della sua avventura terrena e dedica le sue forze a sublimarlo. L’occhio osservato è pieno d’amore come un mistico medievale: i diciotto occhi dei nove premiati sono innamorati di un oggetto e credono nella sua bellezza (o nella sua bontà, se si tratta di un prodotto della terra: insomma, nel suo esser sublime). L’occhio del fotografo non ci regala solo immagini fisse nella macchina. Ci incuriosisce, ci stimola: ci dona anche quelle mobili della nostra fantasia spettatrice. Immaginiamo questi imprenditori postmoderni sul ballatoio mentale di una Milano storica, silenziosa, artigiana e passionale.
Una nitida bellezza presiede al doppio passaggio dello sguardo che ne contiene un altro. E’ difficile credere che, come è stato detto nel XIX secolo, la bellezza salverà il mondo. Nel XX la bruttezza ha già vinto. Ma i portatori di questi occhi hanno salvato se stessi. Sono i giusti dell’estetica e, forse a causa loro, come vuole il mito ebraico, Dio non scatenerà la sua collera sul mondo, distruggendolo per la sua colpevole bruttura. L’uomo non è perduto solo se perde il senso della giustizia, come dicono le Scritture. E’ perduto anche se smarrisce quello della bellezza.
Le Termopili (o, per stare in tema, le Masada) del bello stanno nell’occhio. L’orecchio non si può chiudere, isolando il suono caro da quello osceno; sulla pelle, e persino in bocca, non possiamo non sentire l’offesa dell’aria fetida quotidiana. Dei nostri sensi abusati e martiri, solo l’occhio ha trincee naturali, che lo riservano al bello. Non subisce soltanto, ma delimita e isola il campo visivo, a costo di renderlo anche più piccolo dell’occhio stesso: così, può possedere ancora un laboratorio del sublime e trincerarvisi. Al fotografo va il non comune merito di averci trasmesso questa concentrazione, facendoci vedere non di più, ma di meno. Di aver fatto immaginare quello che conta; e di farci conoscere imprenditori che lavorano per il gusto più che per il profitto."
Sul Premio ha scritto Tiziana Maiolo, Assessore alle Attività Preduttive del Comune di Milano:
"Tra le molte qualità della nostra città ve ne sono alcune che, più di altre, restano nel cuore dei milanesi: quelle legate al saper fare, a una manualità “colta” che sa creare cose che, da tutto il mondo, la gente viene qui a vedere. Si tratta del design, naturalmente, e quindi del mobile, ma anche dell’alta sartoria, senza la quale non esiste la moda, l’oreficeria, il food, per il quale Milano sta percorrendo quella stessa strada che, anni fa, la condusse ad assumere nei settori della moda e del design il ruolo di leader mondiale.
Si tratta di attività votate all’eccellenza (il che è normale per qualunque cosa si faccia a Milano) e che esprimono la personalità di chi le esercita.
Esiste, in queste “arti minori” (non tanto minori), una singolare simbiosi tra il prodotto e la vita del suo artefice. Lavorare a un prodotto eccellente “cava fuori” almeno un aspetto eccellente della vita di chi lo fa.
E’ frequente osservare che i maestri d’arte sono anche maestri di vita.
Almeno nel senso, totalmente avulso da qualunque accezione moralistica, che la loro vita merita di essere conosciuta, per il percorso di dedizione, passione, inventiva, lavoro duro che inevitabilmente esprime.
Il “Premio Maestro Città di Milano” ha voluto sottolineare questa ricchezza del nostro territorio e questa pubblicazione sui vincitori è un omaggio al percorso di questi benemeriti, al “come” i Maestri sono divenuti tali."
La copertina della monografia