Ispirato alla danza orientale e realizzato grazie alla collaborazione con la Scuola di Danza del Ventre Marina Nour, questo lavoro è stato esposto nel luglio 2010 presso il locale San Vittore di Milano.
Si tratta di un gruppo di stampe di formato 50x75 cm, montate su pannelli neri di formato 70x100 cm, più tre stampe di formato 100x150 cm momtate su pannelli di allumini di formato 120x170 cm. Di questo lavoro ha scritto la mia curatrice, Elena Croci:
Le fotografie che Massimo Prizzon presenta al San Vittore di Milano rappresentano l’interpretazione di quello che l’uomo di città fatica a vedere: corpo, emozione, mente e spirito; quattro elementi chiave della danza rituale riportati su quattro piani di colori evocativi: terra, acqua, aria e fuoco.
La danza del ventre nasce come culto alla Dea Madre, al lato femminile che la Terra esprime attraverso la fecondità e la rinascita, aspetti che nell’antichità hanno sempre fortemente influenzato le scelte delle civiltà “antiche” e che purtroppo oggi si sono quasi totalmente perse, rendendo ancora più fragile l’equilibrio tra uomo e natura.
Il corpo si muove mimando la rotazione terrestre, i veli rappresentano i diversi elementi della materia, la musica, ritmata su quattro tempi, si adatta alla successione delle cose, al passaggio di un “tutto impermanente” che la danzatrice cerca di mettere in equilibrio, ponendosi quale fulcro di un’armonia che noi oggi chiamiamo vita.
Tutto questo è racchiuso in diversi scatti, fotogrammi di un movimento unico, catturati da Prizzon con la tecnica e la sensibilità capace di fare immaginare a chi le osserva la danza nel suo insieme. La sensualità dell’attimo in cui il velo sfiora il corpo è il momento in cui l’obiettivo riesce a vedere il senso ultimo, fermando in uno scatto il tempo necessario affinché chi lo esplora riesca a percepire un istante di pienezza, una pausa dal mondo che ci circonda, la consapevolezza di essere parte di una perfezione inscindibile.